Stimare prima di accettare. Sembra banale ma è la cosa che separa il riparatore che chiude il mese in nero da quello che chiude in rosso. Quando il cliente entra col Galaxy S22 che "non si accende", quello che dici nei primi tre minuti diventa l'impegno economico di entrambi. Sbagli quello, e perdi soldi su una riparazione su due.
Faccio questa cosa da dodici anni e ancora sbaglio. Però sbaglio meno di prima, perché ho imparato a tenere conto di cinque o sei voci che una volta ignoravo. Provo a metterle giù come se le raccontassi a un collega più giovane che apre ora il suo banco.
Cosa è davvero un preventivo
Il preventivo non è il costo del ricambio + manodopera. Tantissimi riparatori giovani lo trattano così, e per i primi sei mesi va anche bene perché il volume è basso e il tempo lo regali. Poi, quando il banco si riempie, ti accorgi che hai lavorato venti ore e in tasca ne hai per cinque. Allora capisci che dentro al preventivo devi mettere altre voci che esistono anche se non si vedono.
La formula che uso adesso, scritta per chiarezza:
Voce uno — il costo del ricambio (è la parte facile)
Sembra ovvio ma due o tre attenzioni servono. Il costo del ricambio non è quello che leggi sull'ultima fattura. È il costo medio ponderato di tutti quelli che hai a magazzino. Se hai comprato cinque display dell'iPhone 13 a 88€ a marzo e altri tre a 96€ ad aprile, il costo medio è circa 91€. Se fai i preventivi sul prezzo dell'ultima fattura, su un giorno di sconti del fornitore stai facendo preventivi "del lunedì" che non corrispondono al magazzino reale.
Aggiungi anche il costo di spedizione spalmato. Se ordini venti pezzi a settimana e la spedizione è 18€, sono 0,90€ per pezzo. Sembra poco — non lo è quando lo moltiplichi per 800 riparazioni l'anno.
E le perdite di magazzino: i ricambi che si rovinano in fase di montaggio, quelli che arrivano DOA, quelli che restano lì per modelli che nessuno ripara più. Una stima onesta è il 3-6% del valore acquistato. Lo carichi proporzionalmente.
Voce due — il tempo che ci metti davvero
Il tempo è la voce che il riparatore alle prime armi sottostima sempre. Non è il tempo di montaggio puro. È:
- il tempo che passi a parlare col cliente in accettazione (per certe riparazioni sono 15-20 minuti pieni)
- il tempo per trovare il ricambio nel magazzino (se è organizzato bene 30 secondi, se è un casino, anche 5 minuti)
- il tempo effettivo di lavoro al banco
- il tempo per i test post-riparazione (sull'iPhone i test del touch lungo lo schermo, accelerometro, Face ID, ricezione GSM)
- il tempo per chiudere il ticket, scrivere il rapporto, stampare la fattura, sentire il cliente per il ritiro
- il tempo per il ritiro al banco
Una riparazione display iPhone che "ci metti 25 minuti netti" in realtà ti occupa 50-65 minuti del banco. Se la tua tariffa oraria onesta è 35€/h (e su un negozio piccolo, con tutti i costi fissi caricati, è poco), il tempo da mettere in preventivo è circa 30€, non 12€ del solo montaggio.
Una stima rapida: moltiplica il tempo di montaggio per due per ottenere il tempo banco realistico. È grezza ma funziona.
Voce tre — il costo della garanzia
Su ogni riparazione, una percentuale torna in garanzia. Display che si delaminano, batterie che gonfiano dopo quattro mesi, touch che dopo due settimane diventano fantasiosi. La percentuale varia tantissimo per fornitore e per ricambio. La mia media calcolata sul 2024 era del 4,2% sui display compatibili, dell'1,8% sui display originali, del 6,1% sulle batterie compatibili. Sono cifre vere, prese da un export del gestionale.
Sul preventivo questo si traduce in: costo garanzia = costo ricambio medio × percentuale ritorni. Sull'esempio dell'iPhone 13 con OLED Hard a 91€ di costo medio e 4,2% di ritorni, sono 3,80€ da caricare su ogni preventivo. Sembra poco. Su 600 display l'anno sono 2.280€, che è l'affitto di due mesi.
Se non lo carichi sul preventivo, finisce per essere a carico del margine sui clienti che non tornano. Cosa che funziona, finché il fornitore che ti consegna i ricambi non ti molla a metà anno con un lotto difettoso.
Voce quattro — il rischio (questa qui è tosta)
Per certe riparazioni c'è un rischio tecnico concreto. Apri un Galaxy S22 per cambiare la batteria — il telaio incollato — e c'è una probabilità non trascurabile (mettiamo 4-7%) che il vetro posteriore si spacchi nel processo. Se succede, devi anche cambiare il vetro posteriore, cosa che costa al riparatore 25-35€ di ricambio più mezz'ora di lavoro.
Lo gestisci in due modi. Primo: ne parli col cliente prima di accettare (e fai firmare la liberatoria nel preventivo). Secondo: lo carichi sulla media dei preventivi di quel tipo come premio di rischio.
Il calcolo è: (probabilità di danno) × (costo della riparazione del danno collaterale). Sul Galaxy S22 batteria: 5,5% × 50€ = 2,75€ da caricare su tutti i preventivi batteria S22, indipendentemente dal fatto che il vetro poi si rompa davvero o no. Su cento riparazioni, cinque-sei volte ci rimetti i soldi sul vetro, sulle altre te li sei presi e ci pareggi.
Batterie su scocche incollate (Samsung serie S e Note dal 2017 in poi, Xiaomi Pro), recupero dati su dispositivi caduti in acqua di mare, sostituzione lente camera retro su iPhone Pro (il sensore stabilizzazione è fragile). Su queste io faccio sempre due preventivi: standard e "con eventuali complicazioni". Mai dato uno solo, mai più.
Voce cinque — la storia del dispositivo (controllo IMEI)
Una cosa che ho imparato tardi ma è fondamentale. Prima di dare un preventivo su un dispositivo che vale tanto, controlla la storia dell'IMEI. Su iPhone con il check IMEI vedi: blacklist (segnalato come rubato o smarrito), iCloud lock, garanzia Apple residua, attivazione su carrier specifico (alcuni paesi mettono limiti).
Capita: cliente entra con iPhone 14 Pro per cambio display, preventivo 285€, accetti. Quando lo accendi dopo la riparazione scopri che è iCloud locked. A quel punto: o trovi il modo di restituirlo come l'hai preso (e perdi il tempo del lavoro), o ti tieni un dispositivo che non puoi consegnare. Sono incidenti che capitano una-due volte l'anno se non controlli, mai se controlli.
Sul preventivo io segno sempre "controllo IMEI eseguito, dispositivo non risultato in blacklist al momento dell'accettazione". Il cliente legge, firma, sa che ne abbiamo parlato.
Mettiamo tutto insieme: esempio iPhone 13 display
Cliente arriva con iPhone 13 da 128GB, schermo crepato in un angolo, touch funziona ma in un punto è morto. IMEI controllato: OK, non rubato. Cliente vuole sapere quanto. Il calcolo nella mia testa:
- Costo ricambio OLED Hard medio ponderato magazzino: 91€
- Spedizione ammortizzata: 0,90€
- Tempo banco realistico (45 min × 35€/h): 26,25€
- Costo garanzia (4,2% × 91€): 3,82€
- Rischio (Face ID flat danneggiabile, 3% × 28€): 0,84€
- Costo netto totale: 122,81€
- Margine 25% sul costo netto: 30,70€
- Preventivo netto: 153,51€
- IVA 22%: 33,77€
- Preventivo al pubblico: 187,28€ (arrotondo a 189€)
Sei mesi fa l'avrei detto a 169€. Mi sarei tenuto un margine apparente del 35% sul ricambio puro, ma reale del 12% sul costo totale del lavoro. Ora a 189€ il margine reale è il 25%. È quello che mi fa pagare la bolletta di gennaio.
Quando il preventivo non si fa
Ci sono casi in cui un preventivo serio non lo dai senza aprire il dispositivo. Un iPhone "non si accende" può essere: batteria, IC carica, scheda madre, chip BB, controller. Range di riparazione: 60€ - 380€. Se dai un preventivo a occhio sei a rischio: o lo fai alto e perdi il cliente, o lo fai basso e poi devi tornare indietro a chiedere soldi.
La soluzione: preventivo diagnostica. 25-40€ per aprire, testare, capire. Se il cliente accetta la riparazione poi, la diagnostica si scala dal totale. Se non accetta, hai comunque coperto il tempo. È onesto, professionale, e taglia metà delle discussioni dopo.
Una nota sulla pratica
Faccio mentalmente questo conto 60-80 volte al giorno. Non scrivo niente, è andata in automatico nei tre anni dopo che ho cominciato a tenere d'occhio la cosa. Per i primi sei mesi avevo un foglio Excel sul banco con le formule già pronte: ci buttavo dentro modello e ricambio e mi sputava il preventivo.
Oggi quello stesso foglio Excel l'ho buttato perché il gestionale fa già la cosa, e me la fa più precisa, perché tira fuori i numeri veri dal magazzino e dallo storico — non quelli che ricordavo a occhio. Se ti interessa capire come funziona la stima margine dal gestionale, c'è la pagina su reportistica e KPI che lo spiega meglio di me.
Importante: la stima accurata non serve solo a non perdere soldi. Serve anche a dare al cliente un numero che non cambia dopo. Quello che fideliza non è il preventivo basso. È il preventivo che alla fine corrisponde al conto. Quello da 280€ che diventa 320€ "perché ci voleva anche questo" lascia in bocca un sapore amaro al cliente. Quello da 285€ che a fine lavoro è 285€ no, e quel cliente torna l'anno dopo per la batteria.
