Scrivo questo pezzo perché negli ultimi anni mi sono trovata a fianco di una trentina di clienti che hanno aperto un negozio di telefonia in Lombardia, e in ogni apertura tornano gli stessi dubbi fiscali. Forfettario o ordinario? Codice ATECO unico o multiplo? La riparazione è artigianato o commercio? Cosa cambia per l'INPS? Questo articolo affronta quella parte qui — sulla parte operativa (locale, fornitori, magazzino) c'è già una checklist pratica che Andrea ha scritto a febbraio, leggila in parallelo.
Avviso preliminare: questa è una guida orientativa. Ogni situazione è diversa per età, fatturato atteso, eventuale lavoro dipendente preesistente, presenza di soci, regione di apertura. Confrontati col tuo commercialista prima di firmare qualunque pratica.
Forfettario o ordinario?
È la prima vera decisione fiscale. Sbagliata, costa migliaia di euro all'anno. Vai al paragrafo "Regime fiscale" qui sotto.
Tempo medio apertura
Dalle prime pratiche al primo scontrino: 45-90 giorni se nessun intoppo. Mettine in conto 120 per stare tranquilli.
Il codice ATECO giusto (o i codici giusti)
Per un negozio di telefonia che vende E ripara, il codice ATECO principale è quasi sempre uno dei due:
- 47.42.00 — Commercio al dettaglio di apparecchi telefonici e di telecomunicazione. È il primario se prevedi che la vendita (telefoni nuovi, accessori, SIM/ricariche) sia maggioritaria sul fatturato.
- 95.12.10 (o 95.12.01 nella vecchia codifica) — Riparazione e manutenzione di telefoni cellulari, telefoni cordless e ricetrasmettitori. È il primario se prevedi che la riparazione sia maggioritaria.
In pratica la stragrande maggioranza dei negozi dichiara entrambi i codici, mettendo come primario quello atteso prevalente. La distinzione non è formale — incide su INPS, Camera di Commercio, e in alcuni casi su tasse locali. Mi spiego.
Cosa cambia per l'INPS
Se il primario è 47.42.00 (commercio), l'iscrizione è alla Gestione Commercianti INPS. Contributo minimo annuo 2026 sui 4.300-4.600€ a seconda della fascia di reddito stimata, più la quota IVS sopra il minimale.
Se il primario è 95.12.10 (riparazione), sei artigiano — iscrizione all'Albo Artigiani regionale e Gestione Artigiani INPS. Contributo minimo simile (4.200-4.500€/anno minimale 2026), ma rientri nella tutela artigiana, con qualche differenza su malattia e maternità.
Se hai entrambi i codici, l'INPS guarda quale è il primario e di norma iscrive a quella gestione, salvo prevalenza inversa dimostrata. Se vuoi cambiare gestione dopo, si fa con una pratica di volturazione.
Camera di Commercio: i due ruoli
Iscrizione al Registro Imprese sempre, sia per commercio che per riparazione. Ma se sei artigiano (riparazione come prevalente), ti iscrivi anche all'Albo Imprese Artigiane della tua provincia. La procedura è una sola, ComUnica, che il commercialista o lo studio invia telematicamente. Diritti annuali Camera di Commercio per ditta individuale: sui 53-88€ a seconda della provincia.
Regime fiscale: forfettario o ordinario, davvero
Questa è la scelta più importante. Non c'è una risposta sempre giusta — dipende da quanto fatturi, quanti costi hai, se hai dipendenti, se hai altri redditi.
Quando funziona il forfettario
Il regime forfettario (ricavi fino a 85.000€/anno, dal 2023) è interessante perché applica un'imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i primi 5 anni se sei una start-up con i requisiti) sul reddito imponibile, che è calcolato applicando un coefficiente di redditività al fatturato.
Per il commercio al dettaglio (ATECO 47.xx), il coefficiente è 40%. Significa: su 70.000€ di fatturato, il reddito imponibile è 28.000€. Imposta sostitutiva 15% = 4.200€. Più contributi INPS.
Per la riparazione (ATECO 95.xx), il coefficiente è 67%. Su 70.000€ di fatturato, reddito imponibile 46.900€. Imposta sostitutiva 15% = 7.035€. Più contributi INPS.
Hai capito già qui: per chi fattura prevalentemente in commercio, il forfettario è più conveniente di chi fattura prevalentemente in riparazioni, a parità di volume. E se sei misto, prevale il coefficiente del primario.
Quando NON conviene il forfettario
- Hai costi reali elevati (oltre il 50-60% del fatturato in costi deducibili come merce, affitto, utenze, dipendenti, ammortamenti): il forfettario fa pagare le tasse sulla forfettizzazione del coefficiente, che è peggio di pagare le tasse sui costi reali
- Hai dipendenti: dal 2023 il limite spesa per dipendenti nel forfettario è 20.000€/anno. Se ne hai uno full-time già lo sbatti
- Prevedi di superare gli 85.000€ presto: meglio partire ordinario subito e impostare la contabilità giusta, che fare il salto a metà strada (uscita dal forfettario per superamento, complicazioni a metà anno)
- Hai altri redditi alti: se sommi al forfettario altri redditi sopra i 30.000€ da lavoro dipendente o pensione, ti escludono dal forfettario direttamente
L'ordinario semplificato — quando ha senso
Per un negozio di telefonia con magazzino significativo (10.000-20.000€ a rotazione), affitto sui 12.000-18.000€ l'anno, eventuale dipendente part-time, il regime ordinario semplificato è spesso più conveniente del forfettario.
Vantaggi: deduci tutti i costi reali (merce, affitto, utenze, gestionale, spese telefonia, gasolio dell'auto se aziendale, formazione, eccetera). IRPEF a scaglioni progressivi (23% fino a 28.000€, 35% fino a 50.000€, 43% sopra). Più addizionali regionali e comunali.
Svantaggi: contabilità completa con registro acquisti, registro vendite, registro corrispettivi, libro inventario. Costo commercialista mensile più alto (90-180€/mese vs 40-80€ per forfettario). Liquidazioni IVA trimestrali o mensili.
Sotto i 45.000€/anno di fatturato, il forfettario quasi sempre conviene. Fra 45.000 e 80.000€ è territorio di analisi caso per caso (chiedi al commercialista due simulazioni). Sopra gli 80.000€ il forfettario regge poco — meglio l'ordinario impostato bene.
SCIA e adempimenti comunali
Per aprire fisicamente il negozio, oltre alla P.IVA serve la SCIA commerciale presentata al Comune. Per esercizio di vicinato (fino a 250 mq di superficie di vendita) è una semplice segnalazione, decorre immediatamente dalla data di presentazione. Per superfici maggiori (medie e grandi strutture) c'è un'autorizzazione preventiva — ma per un negozio di telefonia tipico siamo sempre sotto i 250 mq.
Documenti che servono per la SCIA: requisiti morali (autocertificazione di non aver subito condanne ostative), requisiti professionali se applicabili, titolo a disposizione del locale (contratto di locazione o proprietà), destinazione d'uso commerciale (C/1), conformità urbanistica e sanitaria del locale.
L'attività di riparazione: si comunica a parte?
Sì. La SCIA commerciale copre la vendita. Per la riparazione serve una comunicazione separata di inizio attività artigiana, sempre allo Sportello Unico Attività Produttive (SUAP) del Comune. Spesso si fa contestualmente alla SCIA commerciale, con un'unica pratica multipla.
Per la riparazione di apparecchi elettronici NON ci sono titoli abilitanti specifici (a differenza, per esempio, dell'elettricista che ha la qualifica artigiana). Quindi la pratica è amministrativa, senza esami.
Rivendita SIM e contratti operatori
Per vendere SIM ricaricabili e attivare nuove utenze ti serve un accordo di rivendita con uno o più operatori (TIM, Vodafone, WindTre, Iliad, PosteMobile, ho.mobile, Fastweb, e i vari MVNO). Procedura tipica:
- Contatti il distributore di zona dell'operatore (lo trovi sui siti dedicati al canale rivenditori)
- Firmi il contratto di rivendita (di solito a tempo indeterminato con clausole su volumi minimi e standard di esposizione)
- Ti viene attivato un POS dedicato dell'operatore (gratuito di solito, con commissioni sulla movimentazione)
- Ricevi materiali POP (vetrofanie, espositori, brochure)
Aspetto fiscale critico: le ricariche telefoniche sono in esenzione IVA ex art.10 D.P.R. 633/72 (operazioni finanziarie). Sull'importo della ricarica non si fa IVA, ma sulla provvigione che ti riconosce l'operatore sì. Significa che nello scontrino emetti un documento esente per il valore della ricarica e poi a fine mese ricevi una fattura attiva di provvigione dall'operatore (o un'autofattura tu, dipende dal contratto). Il commercialista ti imposterà bene la cosa nel registro vendite.
Registratore di cassa telematico e DCD
Obbligatorio dal 2020 per tutti i commercianti al dettaglio. Il registratore di cassa telematico (RT) trasmette quotidianamente i corrispettivi all'Agenzia delle Entrate. Costo iniziale 400-1.100€, canone annuo di servizio e manutenzione 50-180€.
Da fine 2025/inizio 2026 si è aggiunto il Documento Commerciale Digitale (DCD): un nuovo formato di scontrino che può essere inviato digitalmente al cliente via SDI o canali consumer, con vantaggi per la lotteria scontrini e per la tracciabilità fiscale. Su questo punto Marta ha scritto due pezzi specifici, vai a leggere qui se ti interessa il dettaglio normativo.
Il regime del margine Art.36 (per chi vende usato)
Se prevedi di vendere telefoni usati ricondizionati, devi attivare il regime del margine (Art.36 e seguenti del D.L. 41/1995). È un regime IVA speciale: applichi l'IVA solo sulla differenza tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto del bene usato, non sull'intero corrispettivo.
Esempio: compri un iPhone usato da privato a 280€, lo rivendi a 380€. Il margine è 100€, l'IVA è 100€ × 22/122 = 18,03€ (calcolata in scorporo). Senza regime del margine pagheresti IVA sui 380€ pieni, cioè 68,52€. Sei da 50€ in più. Su 200 telefoni usati l'anno parliamo di 10.000€ di IVA risparmiata legittimamente.
Adempimenti: registro speciale dei beni usati (con descrizione, prezzo acquisto, prezzo vendita, margine), conservazione dei documenti di acquisto (anche dal privato, con dichiarazione sostitutiva), fattura/scontrino di vendita con dicitura "operazione in regime del margine Art.36".
Le piccole cose che sfuggono
Dieci voci che mi sono passate sotto in più aperture e che non sempre i riparatori giovani considerano:
- Apertura conto corrente dedicato (obbligatorio per il forfettario sopra una certa soglia, comunque opportuno sempre)
- PEC obbligatoria per le imprese individuali (costo 5-30€/anno)
- Firma digitale per il titolare (necessaria per pratiche telematiche, 30-60€/anno)
- Adempimenti privacy / GDPR (informativa clienti, registro trattamenti, eventuale DPO se gestisci dati particolari massivi)
- Smaltimento RAEE per i pezzi ricambiati (convenzione con consorzio o ritiro periodico — varia per Comune)
- Etichettatura prodotti (per gli accessori venduti, dove dovuto)
- Cartello prezzi esposto (obbligatorio per i prodotti in vendita)
- Garanzie e diritti del consumatore esposti (il famoso cartello "Garanzia 24 mesi")
- Insegna comunicata al Comune (se ne esponi una, va comunicata nella SCIA)
- Eventuale TARI commerciale (più alta della TARI domestica), comunicata al Comune dall'apertura
Niente vendita telefoni con SIM bloccata su carrier specifico senza comunicazione (norme antitrust). Niente esposizione prezzi al lordo dell'IVA senza l'indicazione esplicita "IVA inclusa". Niente ricondizionati venduti come "nuovi" (illegale). Niente "garanzia 30 giorni" su ricambi (la garanzia legale è 24 mesi, non si può ridurre per legge).
I costi fissi del primo anno — una stima reale
Sommiamo gli adempimenti pre-apertura e i costi fissi del primo anno per un negozio standard di 30 mq in città di provincia (15-50k abitanti):
- Pratica apertura completa (commercialista + SCIA + Camera di Commercio + pratiche varie): 800-1.800€
- Contributi INPS minimali primo anno: 4.200-4.600€
- Imposta sostitutiva forfettario / IRPEF (variabile su fatturato)
- Camera di Commercio diritto annuale: 60-90€
- Commercialista parcella annua: forfettario 600-1.200€, ordinario 1.500-2.800€
- PEC + firma digitale: 50-80€
- Affitto + utenze locale (30 mq medio): 9.000-15.000€/anno
- Canone gestionale: 200-450€/anno (un buon gestionale tipo Fix-Book è in questa fascia)
- Canone manutenzione RT + canone POS: 150-400€/anno
- Assicurazione attività + RC professionale: 400-900€/anno
- Eventuale consulente del lavoro se hai dipendente: 30-60€/mese
Costi fissi non magazzino, non personale: tipicamente 16.000-25.000€ il primo anno. È il numero da tenere a mente per il punto di pareggio. Diviso 12 mesi sono 1.350-2.100€/mese di costi fissi. Con margine medio del 40% sulle vendite, serve fatturare 3.400-5.250€/mese solo per coprire i fissi. Da lì in poi il guadagno.
Una raccomandazione finale
Non aprire da solo se è la tua prima impresa. Prendi un commercialista che conosca specificamente il commercio al dettaglio e la riparazione di elettronica — non un generalista. Le specificità (Art.36, ricariche esenti IVA, distinzione commercio/artigianato per INPS) richiedono qualcuno che le abbia già viste venti volte, non che le legga sui forum.
E confronta sempre due preventivi diversi prima di firmare un contratto col commercialista. La differenza tra uno bravo e uno generico, su tre anni, vale spesso 4-6.000€ di tasse pagate in più o di sviste burocratiche pagate dopo. È la spesa con il ROI più alto di tutta l'apertura.
